Paolo Borsellino Essendo Stato

di e con Ruggero Cappuccio

 

Convocato dal Consiglio Superiore della Magistratura, in seguito al rilascio di interviste in cui riportava l’inadeguatezza dei mezzi di contrasto dello Stato contro la Mafia, il 31 Luglio del 1988 il giudice denuncia al Consiglio Superiore della Magistratura  la preoccupante immobilità del pool antimafia di Palermo, la mancata volontà di affrontare il persistente problema della criminalità mafiosa.
Complessi scenari, di sfondo alle indagini, rivelano infiltrazioni profonde della mafia nel tessuto sociale e occulte relazioni tra Stato e criminalità organizzata; ma emerge con forza anche lo spirito di sacrificio di chi porta avanti le proprie denunce nel nome della legalità.

Giovanni Falcone verrà ucciso, quattro anni dopo, il 23 maggio 1992 nell’attentato di Capaci. Paolo Borsellino 57 giorni dopo di lui, in via D’Amelio, a Palermo; qui si concentra il testo di Cappuccio, che proietta in questo intenso residuo di tempo i pensieri di Paolo Borsellino nei suoi ultimi attimi di vita: l’infanzia, la giovinezza, l’amore per la Sicilia, per la famiglia e per chi ha cercato di proteggerlo, l’amico Giovanni Falcone, cercano delle parole che possano fissarli in quel limbo senza tempo.

 

Scene: Mimmo Paladino
Immagini: Lia Pasqualino
Costumi: Carlo Poggioli
Musiche: Marco Betta
Luci e aiuto regia: Nadia Baldi
Produzione: Teatro Segreto srl

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