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regia di Kuniaki Ida

“La conoscenza del modo di operare degli artisti e artigiani giapponesi mi ha sempre accompagnato e guidato nel mio lavoro. È soprattutto il modo col quale questi operatori risolvono i loro problemi di progettazione, un modo che tende ai valori essenziali e alla estrema semplicità, di cui l’estetica non è che una conseguenza; questo modo di lavorare mi ha sempre aiutato a capire molte cose sia nel lavoro che nel comportamento stesso dell’individuo rispetto alla realtà”

Bruno Munari. Milano 25 giugno 1972

 

Una passione per Munari, per la sua poetica, per la profonda leggerezza della sua visione. Questo il punto di partenza da cui muove i passi il lavoro del regista giapponese Kuniaki Ida. Uno spettacolo omaggio al grande artista milanese, nel ventennale della sua morte.

Uno spettacolo che prova a restituire il mondo dinamico dell’opera di Munari, presentato teatralmente.

Parola, forma e trasformazione: tre pilastri fondanti di questo lavoro, in grado di dare forma al mondo di Munari attraverso un approccio visuale, anche della parola.

Uno spettacolo artigianale che tanto si avvicina alla maniera – artigianale appunto – di lavorare dell’autore e che vede, proprio in questo senso, collaborazioni importanti quali quella del Politecnico di Milano, grazie al lavoro del docente e architetto Pierluigi Salvadeo, di Marco Ferreri Designer, profondo conoscitore dell’opera di Munari, e di Sacchi Bottega Restauro.

Nove attori in scena. Nove corpi, nove voci.

Oggetti e forme dinamiche, movibili nello spazio, indossabili.

Tante forme, reali e immaginate, per una continua suggestione, non solo attraverso la parola ma anche e soprattutto attraverso la piena vita dell’immagine.

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