Scommesse e altre scommesse

La prima scommessa l’abbiamo vinta, se è vero che la scommessa artistica non implica che alla vittoria di qualcuno corrisponda la sconfitta di qualcun altro. Ora è tempo di scommettere di nuovo.

Era il 2014 quando abbiamo pubblicato e distribuito il primo numero di Foyer. Eravamo sicuri di ciò che stavamo facendo, per quanto si possa essere sicuri quando si scommette. Per quanto sensato e realistico possa sembrare un progetto imprenditoriale, concretizzarlo è l’equivalente di proiettarsi nel futuro. Piacerà a qualcuno oltre che a noi stessi? Sarà utile? Verrà compreso dagli operatori teatrali e dal pubblico? Il sistema teatro ci aiuterà a sostenerlo, ottenendo in cambio un megafono pubblico che diffonda più capillarmente la sua voce? Si diffonderà? Sarà, dal punto di vista economico, non solo sostenibile ma anche virtuoso? Ovviamente pensavamo che la risposta ad ognuno di questi interrogativi fosse si. Facciamo un buon lavoro, al meglio delle nostre possibilità, e tutto funzionerà. Personalmente, sono sempre stato convinto che la nostra intenzione sia anche il miglior metro di misurazione di quella altrui, considerato che viviamo fatalmente intrecciati in una res publica di relazioni ed interazioni sociali, personali, professionali.

Pubblicando questo numero che conclude la stagione milanese 2017/2018, ragiono sul fatto che il mese di ottobre inaugurerà il quinto anno di questa testata e che non me ne sono neanche accorto. Succede quanto non ti fermi mai, succede che il tempo passi e tu non te ne accorgi e forse è persino un bene, tanto in fondo a che diavolo serve la percezione del tempo. E’ già abbastanza difficile così, senza lambiccarsi la mente con trastulli esistenzialistici. Foyer è diffuso, conosciuto, utilizzato, riscuote consensi piuttosto larghi e questo è ciò che conta. Quindi, a posteriori, devo onestamente rispondere si a quasi tutti gli interrogativi iniziali.

Quel quasi dice che è tempo di scommettere di nuovo. Ma prima risolvo qui, su questo spazio pubblico, la preoccupazione (per la quale, sul serio, sentitamente ringrazio) di tutti coloro che hanno temuto di non poter più leggere la testata cartacea. Non è così, Foyer è entrato a far parte della comunicazione del sistema teatrale milanese. Ho gradito molto la conversazione con una signora che una sera mi ha detto: guardi che io non so più immaginare di andare a teatro e non portarmi a casa Foyer. Per questa ed altre circostanze, a Milano il Foyer cartaceo esiste ed esisterà. Siamo stati costretti a rallentare il progetto di nazionalizzazione, ma solo a causa del fatto che la risposta agli iniziali interrogativi non è stata, come dicevo, si per tutti.

Tuttavia, l’ulteriore scommessa è il mondo digitale. Stiamo lavorando ad un sito internet che rifletta l’ispirazione trasversale, democratica ed inclusiva che ha decretato il successo della versione cartacea. Qualcosa è già online, vi invito ad andare a curiosare. Il progetto è enorme perché sto parlando di un portale nazionale di contenuti e servizi più molto altro di cui per ovvie ragioni non posso parlarvi. Se siete curiosi, sappiate che la soddisfazione della vostra curiosità dipende anche dal sostegno che vorrete darci. Sostegno vuol dire click sul sito www.foyertabloid.net e sulle sue pagine, tutto qui. Cominciate a frequentarlo, a leggerlo, ad interagire. Questo ci spingerà a fare sempre meglio e a restituirvi un teatro come non pensavate più di poterlo percepire da quando il mondo della comunicazione ipertrofica ve l’ha sottratto.

Direttore responsabile.

Laureato in filosofia all’Università statale di Milano, ha una predilezione per la teoretica e l’epistemologia. Ma gli piacciono anche Homer Simpson e Peter Griffin, i quali sono, com’è noto, due fini pensatori nonché grandi interpreti della vita, già professionisti nella disciplina della caduta in piedi.

Ha lavorato come formatore e consulente nell’ambito delle risorse umane. Se leggere libri fosse un’attività pagata, potrebbe vivere di rendita. La professione di editore era un antico sogno e i sogni prendono polvere se non si realizzano.

Federico Niola

Direttore responsabile. Laureato in filosofia all’Università statale di Milano, ha una predilezione per la teoretica e l’epistemologia. Ma gli piacciono anche Homer Simpson e Peter Griffin, i quali sono, com’è noto, due fini pensatori nonché grandi interpreti della vita, già professionisti nella disciplina della caduta in piedi. Ha lavorato come formatore e consulente nell’ambito delle risorse umane. Se leggere libri fosse un’attività pagata, potrebbe vivere di rendita. La professione di editore era un antico sogno e i sogni prendono polvere se non si realizzano.

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