Set Design

Osservando l’immagine di copertina, la mostra di Paolo Ventura al Teatro Filodrammatici

Tra l’Arte e il Teatro – a partire dal Novecento – esiste uno scambio alla pari: artisti collaborano in diverse forme a tutti i generi di spettacolo e, da parte sua, lo spettacolo dal vivo è entrato nel mondo dell’arte con vari tipi di performance.

Per questo, un luogo di drammaturgia del presente come il Teatro Filodrammatici diviene spazio ideale per un progetto in dialogo con l’arte contemporanea ospitando in mostra (fino allo scorso 26 marzo) 12 tavole realizzate con tecnica mista che costituiscono alcuni dei bozzetti di Paolo Ventura per Carousel di Rodgers & Hammerstein e per Pagliacci di Leoncavallo.

è questa la prima tappa di Luoghi teatrali, percorso espositivo curato da Paolo Giubileo: «Il progetto di fare mostre d’arte all’interno del Teatro Filodrammatici – ci dice – nasce dal fatto che questo teatro da qualche anno ha una direzione artistica votata alla drammaturgia contemporanea, per cui l’idea è quella di utilizzare questo spazio bellissimo, creato dall’architetto Caccia Dominioni, che è uno scrigno molto particolare, come contenitore per fare dialogare i diversi linguaggi del contemporaneo, come luogo di scambio tra le diverse forme d’arte che vanno a comporre la scena del presente».

Paolo Ventura, artista milanese di nascita e newyorkese di adozione, prima ancora di prestare la sua creatività alla produzione di scenografie, collaborando con registi di grande fama in U.S.A. e in Italia, manifesta già nella sua ricerca, improntata ad un approccio teatrale, un esemplare rapporto tra arte e teatro. Osserva e crea, al tempo stesso, dando vita a opere la cui notevole “potenza narrativa“ ha indotto Giorgio Armani ad ospitare presso Armani/Silos dall’8 marzo al 29 luglio 2018 la mostra “Racconti Immaginari”.

Paolo Ventura, Pagliaccio per portare seggiole ecc., 2007

Già il titolo della mostra Set Design vale a illustrare la tecnica di Paolo Ventura, che “fotografa ciò che non esiste costruendo mondi immaginari” che utilizza diorami, riproduce la realtà in piccoli set realizzati in studio spesso con materiale di recupero, dà vita ad ambientazioni antiche e surreali, a paesaggi al confine tra sogno e realtà dove il racconto si fa rappresentazione.

Anche nell’immagine di copertina singoli elementi diventano pregnanti, e l’insieme si fa teatro: il colore e la luce – naturale, ma utilizzata ad arte -, lo spazio vuoto da riempire, il volto del pagliaccio che si fa maschera malinconica e sognante e diviene una cosa sola con la trombetta, oggetto quotidiano e fanciullesco, strumento di richiamo e di evocazione. E in più, la didascalia Pagliaccio per portare seggiole ecc., che – non so se a torto o a ragione – mi richiama alla mente il grande, compianto, Thierry Salmon e la sua idea di teatro “nomade”, in cui il percorso teatrale è un percorso di condivisione di attori co-creatori dello spettacolo, che utilizzano e spostano oggetti quotidiani ed hanno con essi un rapporto vero di fatica e di conoscenza, per il pubblico e con il pubblico, nello sforzo comune di recuperare, attraverso la messa inscena di un racconto, la memoria della propria identità.

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