Match d’improvvisazione

Il Teatro del Vigentino celebra i 40 anni della tecnica teatrale importata dal Canada.

Fin da Aristofane si hanno tracce della tecnica dell’improvvisazione, principalmente legata al teatro popolare ma in realtà importante al punto di diventare elemento fondamentale della formazione attorale di professione.

La tecnica, sviluppatasi nei secoli a partire da mnemotecniche di origine medievale ma soprattutto in reazione alla richiesta di controllo dei testi da mettere in scena avanzata da Carlo Borromeo nel XVI secolo, diventa tipica delle compagnie girovaghe della Commedia dell’Arte e col tempo viene sempre più erroneamente considerata espressione di un teatro povero, fatto da guitti di strada privi di una dignitosa istruzione.

Tuttavia, contrariamente al senso comune, proprio quella tradizione della Commedia dell’Arte basata sul lavoro di gruppo, la comunicatività, la creatività e la disposizione degli attori a recitare senza conoscere le reazioni dei colleghi, ha prodotto invece in Italia interpreti di alto livello artistico come Petrolini, Totò, Macario, Nino Taranto e Carlo Dapporto, grandi protagonisti della storia del nostro avanspettacolo novecentesco.

Parallelamente, dagli anni ’60 del secolo scorso, in USA ha preso invece forma una nuova concezione teatrale che ha interpretato l’improvvisazione non più come una semplice tecnica per arricchire diverse forme di spettacolo ma uno strumento per creare una vera e propria drammaturgia estemporanea. Gli anni della sperimentazione, come sappiamo, hanno interessato anche il teatro americano ma è soprattutto in Canada che ha avuto origine un vero format artistico-sportivo codificato sull’improvvisazione. Precisamente nel 1977, a Montréal, gli attori Robert Gravel (1944 -1996) e Yvon Leduc hanno istituito il Match di Improvvisazione Teatrale, diventato presto un fenomeno nazionale: in una scenografia che riproduce un campo da hockey sul ghiaccio (sport nazionale canadese), due squadre di attori si sfidano per 90 minuti, cimentandosi in imprevedibili prove di improvvisazione, accompagnati da un musicista, a sua volta improvvisatore; il tutto sotto l’attento sguardo di un inflessibile arbitro, che detta temi, categorie e tempistiche. I “giocattori” sono al tempo stesso interpreti, autori e registi di quanto mettono in scena e gli spettatori sono attivamente coinvolti nella performance: il pubblico assegna punti alle squadre, vota al termine di ogni esibizione e può suggerire nuovi temi di improvvisazione su richiesta dell’arbitro e persino lanciare una ciabatta, in caso di dissenso.

Isabella Cremonesi racconta 20 anni da improvvisatrice e i format della stagione 2017/2018.

Quest’anno il Match d’Improvvisazione Teatrale compie 40 anni: lo scorso 28 giugno Yvon Leduc, cofondatore della Lega Nazionale d’Improvvisazione (L.N.I.), ha ricevuto dal ministro della Cultura e delle Comunicazioni, Luc Fortin, la Medaglia dell’Assemblea Nazionale del Québec, riconoscimento conferito per onorare il contributo alla conoscenza del Québec nel mondo. Il ministro ha sottolineato l’impegno di questo “artigiano” e del suo collega Gravel per la diffusione mondiale del gioco dell’Improvvisazione, oggi praticato in oltre 30 paesi e in almeno sette lingue, un vero “strumento per la democraticizzazione della cultura”: «Grazie a Leduc, la disciplina dell’improvvisazione teatrale ha fatto degli adepti all’interno di tutte le generazioni nel nostro territorio e lo ha diffuso nel mondo fino a diventare una disciplina emblematica del talento degli abitanti del Québec».

Isabella Cremonesi

Dal Canada il match è approdato in Italia nel 1989 a Firenze diffondendosi poi in tutta la Penisola. A Milano esiste dal 2003 in via Matera una vera “casa dell’improvvisazione” ovvero il Teatro del Vigentino diretto da Isabella Cremonesi, che dal 2007 detiene i diritti di rappresentazione del match anche per le provincie di Monza-Brianza. La stagione 2017-18 dal titolo “Venti di improvvisazione”, «vuole ironicamente omaggiare i miei primi 20 anni passati a improvvisare, insegnando e divulgando questo straordinario metodo che, attraverso la sua dimensione ludica, mi ha aiutata a scoprirmi, conoscermi, amarmi e di conseguenza a scoprire, conoscere ed amare», spiega Isabella.

Per celebrare il quarantennale di questo speciale spettacolo (1977-2017), in cartellone oltre al match classico che prevede i maestri delle varie scuole italiane sfidarsi sul palco del Vigentino e del Politeatro, anche format inventati da Isabella come le improvvisazioni al femminile de La città delle dame, quelle alla lavagna di Asino, quelle “da aperitivo” di Ah…però! o ispirate da improbabili notizie come in Edizione straordinaria. Previsti anche match come La sfida del metrò e La sfida delle città d’Italia per amatori. E si badi bene «amatori e non amatoriali» precisa Isabella: «L’improvvisazione non ha niente a che vedere con il dilettantismo, richiede anzi studio, creatività, ricettività e tanti riferimenti culturali, dato che buona parte della tecnica si basa su cliché e stereotipi che, per forza di cose, devono essere riconoscibili dal senso comune. È importante per gli improvvisatori avere una vasta cultura e una curiosità versatile per poter proporre sketch sempre originali». Se non vi basta essere spettatori il Vigentino propone anche corsi di improvvisazione per tutti, da attori che vogliano migliorarsi a coloro che vogliano semplicemente imparare una valida tecnica per relazionarsi efficacemente o vincere la timidezza.

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