La nuova legge sullo spettacolo: risorse e trattamenti fiscali agevolati

Approvato dalla Camera dei Deputati il nuovo provvedimento sullo spettacolo dal vivo: il punto di vista della delegata sindacale Carlotta Viscovo sulle possibili attuabilità della legge.

Il Ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini

Dopo la nuova legge sul cinema è finalmente stata approvata anche quella sullo spettacolo dal vivo, attesa con trepidazione dagli operatori da circa 20 anni. Di fatto sembra che la normativa porterà sostanziali novità e maggiore trasparenza con l’obbiettivo di rilanciare il settore: è previsto l’aumento delle risorse del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), compresi piani straordinari per la ristrutturazione di spazi e strutture destinate allo spettacolo, con particolare attenzione ai piccoli Comuni e alle aree più disagiate – verranno in particolare stanziati 4 milioni di euro per l’organizzazione di eventi nelle zone colpite dai sismi del 2016 e 2017. Prevista anche l’estensione dell’Art Bonus a tutti i settori dello spettacolo e la stabilizzazione del tax credit musica, risultati importanti per la crescita artistica nell’era digitale; previsto anche il beneficio riconosciuto alle imprese produttrici di fonogrammi, videogrammi musicali e spettacoli di musica dal vivo per la promozione di artisti emergenti, compresa l’estensione del sostegno statale anche alla musica popolare contemporanea, alle espressioni artistiche della canzone popolare d’autore e alle attività artistiche di strada. Con la nuova legge nasce anche il Consiglio superiore dello Spettacolo, organismo consultivo del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo che sostituisce la Consulta per lo spettacolo.

Sembra dunque che, da quanto si apprende, la nuova legge voglia porre le premesse per tentare di sanare quello sbilanciato rapporto tra domanda e offerta nella sfera dello spettacolo dal vivo. Sembra: bisognerà chiaramente attendere per constatare come si declinerà in concreto la nuova legge nei suoi decreti attuativi, quanto saranno effettivamente chiare le pratiche e i percorsi legali per poter godere dei benefici promessi, senza dimenticare di capire da chi sarà effettivamente costituito il nuovo Consiglio superiore dello Spettacolo o anche perché non siano previsti incentivi per chi, come noi, è strettamente legato al settore informando e promuovendo lo spettacolo dal vivo.

Abbiamo chiesto un parere all’attrice Carlotta Viscovo, coordinatrice nazionale della sezione attori, delegato sindacale SAI-CGIL e fondatrice del movimento Facciamolaconta, gruppo di attori professionisti liberamente costituitosi per presentare alle Istituzioni richieste di tutela per salvaguardare la centralità che spetta alla professione dell’attore nel settore. Dal confronto col report del sondaggio “Vita da artisti”, destinato ad attori, cantanti e musicisti e concepito dal sindacato SLG-CGIL insieme alla Fondazione Di Vittorio per restituire una fotografia fedele delle condizioni lavorative degli operatori del mondo dello spettacolo nel 2015-2016, cioè a cavallo dell’attuazione del decreto Franceschini (2014), emergono dati interessanti. «Con questa legge pare che almeno la professione di attore venga in qualche modo riconosciuta a differenza del decreto Franceschini in cui la parola “attore” neppure compariva» spiega Carlotta. «In questo senso sembra che la legge voglia restituire un po’ di dignità alla nostra categoria».

L’attrice Carlotta Viscovo

E coglie così l’occasione per ribadire l’importanza del sindacato per tutelare questa professione: «Io, che ho conosciuto personalmente il sindacato in un momento di difficoltà una decina di anni fa, credo che ad oggi sia ancora l’unico vero strumento che la nostra categoria abbia per confrontarsi con le Istituzioni ai tavoli delle contrattazioni nazionali, dato che non sono ammessi i singoli e neppure le associazioni di categoria. La professione di attore non viene ancora riconosciuta come figura giuridica, per questo l’interlocutore non può essere solo il Ministero dei Beni Culturali ma anche del Lavoro e delle Finanze, dato che per di più, sotto ogni punto di vista, è ancora una figura regolata da normative un po’ vaghe. Alla giornata di presentazione dell’inchiesta “Vita da artisti” anche la stessa Susanna Camusso ha chiesto al capo di Gabinetto del MiBACT, un tavolo congiunto con il Ministero del Lavoro».

Nella legge pare comunque che non siano state tenute in conto problematiche precedenti previste dal decreto Franceschini, a cominciare dalle agevolazioni a favore degli under 35, questione fortemente dibattuta all’interno della categoria: «È positivo agevolare gli under 35 ma non si tiene conto della crisi occupazionale degli over 35: dai dati della ricerca emerge un picco di decrescita professionale dai 40 anni in poi». La legge ha inoltre aumentato di poco lo stanziamento di fondi del FUS, inserendo però regolamentazioni per carnevali, feste di paese e amatoriali, in modo che ogni tipo di operatore possa attingere al fondo senza distinzioni: «È una conquista per il settore in genere ma nello specifico va a discapito dei professionisti della prosa».

Altro problema del decreto è stato quello di continuare a ragionare su parametri quantitativi a discapito di quelli qualitativi: «Se si deve rispondere solo al numero degli spettatori che dovranno riempire le sale, strutture e teatri, in qualità di aziende, saranno orientati ad una soluzione più appropriata per il grande pubblico a discapito di una certa qualità e sperimentazione. D’altra parte i soldi immessi nel settore dello spettacolo vengono ancora visti più come una spesa che come un investimento: non si investe in cultura per avere un ritorno di cultura ma per avere un guadagno, o peggio per coprire dei debiti, dato che il finanziamento arriva dopo che le imprese hanno già stanziato i soldi. Una parte va in interessi passivi alle banche che anticipano i finanziamenti che poi, inevitabilmente, arrivano sempre più tardi dal Ministero e dagli enti territoriali. Speriamo che questa legge ragioni in maniera un po’ diversa».

Più positivo invece il fatto che le imprese che usufruiscono del FUS siano tenute ad applicare il contratto nazionale per la prosa, tanto più che negli ultimi anni si è creata una specie di giungla nel tentativo di regolamentarne l’ultima versione che non è più stata rinnovata dal 2010 e che tiene in considerazione solo alcuni articoli, quando addirittura non venga completamente “reinterpretata”: «Il punto fermo del vecchio contratto nazionale era che il rapporto di scrittura di un attore da parte di un’impresa dovesse essere continuativo, che prevedesse cioè una paga giornaliera per tutto il periodo di lavoro. Oggi invece i contratti individuali tendono sempre più ad essere “a chiamata” senza il rispetto di questa clausola, alcune imprese prevedono pause in cui non viene pagato né il lavoro né i riposi e vengono pattuiti dei forfait sulle prove. Siamo indietro rispetto all’Europa dove la figura dell’attore è riconosciuta come professione sì saltuaria e non continuativa ma proprio per questo favorita nei momenti in cui non si lavora, considerati riposo o formazione».

Questo tipo di contratti sono ancora permessi dalle leggi del nostro paese, per questo è necessario stilare un nuovo contratto collettivo che regolamenti chiaramente i rapporti di lavoro: «Ora che anche col Jobs Act il lavoro è più flessibile, la AGIS, che si rifà al contratto nazionale per la prosa, ci chiede a sua volta maggiore flessibilità che nel caso della nostra categoria, già precaria e con poche giornate di lavoro l’anno, è follia. È necessario porre dei limiti affinché non si abusi di queste pratiche di discontinuità, che non consentono neppure di raggiungere i parametri annuali minimi per il contributo di disoccupazione o i contributi pensionistici. Anche ad ANICA e APT (Associazione produttori televisivi) si sta chiedendo di stilare un contratto nazionale per operatori di cinema e tv e in generale per l’audiovisivo».

È forse paradossale constatare come imprese teatrali, cinematografiche e televisive pongano l’unico interesse nel prodotto, sia un film o uno spettacolo: «Si dimentica spesso che il mondo dello spettacolo è fatto da tante figure fondamentali ma la più fondamentale sono gli attori, la vera essenza di quel mondo. E proprio gli attori, i più esposti in questa catena, sono i meno pagati e tutelati rispetto ad altri operatori di settore, magari con contratti a tempo indeterminato. Con tutto il rispetto, i più tutelati per la realizzazione del prodotto finale dovremmo essere noi: senza di noi attori per chi presterebbero servizio tutte queste altre figure o strutture?»

Carlotta mostra comunque nuove speranze per il futuro: «Dalla legge mi aspetto che la nostra categoria venga presto riconosciuta a tutti gli effetti al pari di altre». Un parte di questa crisi occupazionale dipende probabilmente dallo sporadico interesse della stessa categoria ma quello che fa vedere la situazione favorevole a Carlotta è proprio questa sempre più crescente necessità di essere riconosciuta: «I miei colleghi sempre più dovranno inevitabilmente sentire l’esigenza di mettersi insieme per cambiare la situazione: auspico che possano sempre più riconoscersi nel sindacato, organo che può conferirci una voce sempre più ferma nel portare avanti le nostre esigenze al tavolo delle Istituzioni. Bisogna essere prima di tutto consapevoli della propria responsabilità in questa partita: mi rendo conto che l’attore sia un mestiere che possa anche appagare umanamente al punto da far passare talvolta l’aspetto economico in secondo piano ma in questo modo si dequalifica la professione esponendola ad una minacciosa ricattabilità. Finché non sarà l’attore a riconoscere a se stesso la sua professione di autentico operatore culturale di un paese, come potranno riconoscerlo gli altri?»

© Luca Cecchelli

Tratto da Foyer (gennaio, febbraio, marzo 2018)

Laureato in Lettere Moderne all’Università statale di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato ai diversi aspetti del mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa e comunicazione.

Appassionato critico, indagatore socio-culturale, cinefilo, melomane e conoscitore di musica, specialmente rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.

Luca Cecchelli

Laureato in Lettere Moderne all’Università statale di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato ai diversi aspetti del mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa e comunicazione. Appassionato critico, indagatore socio-culturale, cinefilo, melomane e conoscitore di musica, specialmente rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: