Jacques Lecoq, all’improvviso

In chiusura del bel volume edito da Controfibra nella collana Praticabili – Il Corpo Poetico di Jacques Lecoq a cura di Marina Spreafico con traduzione di Federica Locatelli – troviamo una pagina “all’improvviso”: figurine tracciate senza orpelli, in estrema sintesi, anche se in esse alcuni personaggi o temi teatrali sono perfettamente riconoscibili. Si possono intendere – a mio parere – come il risultato di un punto in movimento.

Il piacere e il bisogno di tracciare all’improvviso non è estraneo a nessun artista. Per gli impressionisti lo schizzo era essenziale per cogliere l’attimo della vita e fissarne sulla tela la potenza e non c’è artista che non sia passato per il piccolo bozzetto, per lo schizzo, prima di giungere all’opera compiuta. A osservarle con calma, da ciascuna di queste figurine si sviluppa quasi un racconto, intorno alla linea prende forma un corpo complesso fatto di materia, di suono, di luce, di passione interiore. Si tratta di strutture, nel senso proprio del termine, che esprimono un’idea e sostengono un racconto, diventano l’espressione di un gesto che, del teatro è essenza.
Anche il testo di Lecoq ha una struttura essenziale, nella quale si sviluppa il racconto dell’esperienza personale di un maestro, di un pedagogo. In una sorta di crescendo in quattro capitoli: 1) Il viaggio personale, 2) Il mondo e i suoi movimenti, 3) I sentieri della creazione, 4) Aperture, dagli esordi della Scuola approdiamo a una forma di sapere che attiene a ogni essere umano, all’assunzione di comportamenti che riguardano il vivere civile. Si comprende dunque come fosse così necessaria la traduzione e la pubblicazione di questo testo, esemplare per il suo valore pedagogico. Transducere, secondo l’etimo latino, significa portare al di là; nel nostro immaginario il pensiero corre alle due opposte rive di un fiume, a un braccio di mare che, sia pure “per cento milia perigli” è necessario attraversare per approdare in un luogo sicuro, per portare i piedi all’asciutto. In questi tempi bui dei viaggi per mare abbiamo più che mai bisogno di un punto di appoggio, di un praticàbile*, di un riferimento affidabile, di un punto fisso che sia sempre però – nella sua capacità di rappresentare – disposto al movimento.
La lettura diventa un’avventura, un’esperienza formativa da diffondere. Ci sentiamo tradotti noi stessi. Nel mondo in cui viviamo non esiste un oggetto o un’azione che non entri in relazione con un’altra. Come nel teatro così nella vita ciascuno ha una sua funzione, un suo ruolo.
“La formazione dello sguardo è importante quanto quella della creazione” dice Lecoq e allora… prendiamo il nostro posto in sala – del resto per i Greci nostri antenati tò théatron era il posto da cui si guarda – e osserviamo lo spettacolo un po’ più maturi, più colti, più civili.

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* praticàbile s. m. [der. di praticare] (pl. -li). Nelle strutture teatrali, piano portante fisso o mobile formato da una impalcatura di legno che sostiene un tavolato; talvolta munito di ruote, viene usato per collocarvi parti della scenografia o come piattaforma per gli attori.

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Jacques Lecoq, Il corpo poeticoUn insegnamento della creazione teatrale, Milano, Controfibra, 2016. 240 pp, 14 x 21 cm, brossura.
ISBN: 978-88-941396-0-0

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