Giulia Lazzarini – Applausi

Per me ci sono due modi di fare o considerare il teatro: uno alla superficie, l’altro in profondità, o meglio in altezza, voglio dire proiettato nella verticale dell’infinito. Per me il teatro è questo: una cosa dello spirito, un culto dello spirito. O degli spiriti. 

Louis Jouvet

 

Il 30 giugno 1986,  viene aperto al pubblico per la prima volta in assoluto il Piccolo Teatro Studio, oggi intitolato alla compianta Mariangela Melato. Strehler per l’occasione decide di mettere in scena uno spettacolo che fosse la rappresentazione del suo debito artistico e affettivo nei confronti di Louis Jouvet, uno dei più grandi attori di sempre nonché precursore del teatro di regia e teorico capace di analisi tra le più profonde sul funzionamento dell’arte dell’attore. Lo spettacolo in questione era Elvira o la passione teatrale, un testo nato dalla trascrizione di alcune lezioni che Louis Jouvet tenne al Conservatoire nationale supérieure d’art dramatique, a Parigi, tra febbraio e settembre del 1940. 

Il legame tra Jouvet e Strehler, dimostrato da numerosi incontri e dichiarazioni da parte del regista italiano, prende corpo nell’interpretazione che quest’ultimo fornisce del Patron, così veniva chiamato Jouvet, impegnato nel guidare una giovane allieva nel suo percorso di costruzione del personaggio di Elvira del Dom Juan di Molière. A vestire i panni della giovane aspirante attrice Claudia è Giulia Lazzarini, la grandissima attrice del teatro e del cinema italiano, alla quale vanno gli applausi di questo numero di Foyer. La prova fornita in occasione di quello spettacolo di trent’anni fa, è una delle manifestazioni più evidenti della sua maestria tecnica e della sua straordinaria capacità di donarsi completamente al personaggio, con un amore che si riversa sul pubblico presente in sala. All’epoca della prima rappresentazione, nel 1986, l’attrice ha già varcato la soglia dei cinquant’anni di età, e questa maturità comporta una certa difficoltà nell’aderire completamente alla fisicità di un personaggio molto più giovane di lei. Le sue movenze leggere e cariche di una grazia che traspare anche attraverso le esitazioni e gli sfoghi improvvisi del suo carattere impulsivo, sono messe completamente al servizio del personaggio, consentendole di dare vita a un’interpretazione la cui potenza ed efficacia coinvolgono ogni spettatore nel percorso di avvicinamento al ‘nucleo’ del personaggio di Elvira da parte di Claudia. Chiunque abbia avuto la fortuna di vederla nei panni di Claudia/Elvira, anche solo nella registrazione video dello spettacolo come il sottoscritto, non ha potuto non restare inchiodato con lo sguardo su quel piccolo corpo pallido, quell’animo tenero e forte al tempo stesso, quella voce sottile e calda che sembra sgorgare direttamente dalle radici di un’emozione che si trattiene a fatica, nello sforzo di salvare la persona amata da un destino terribile. 

A ulteriore testimonianza dell’affetto che ancora lega il pubblico milanese a Giulia Lazzarini, il 12 marzo, presso il teatro La Barca, si è tenuto un incontro con la grande attrice. Insieme ad alcuni studiosi e esponenti del teatro milanese si è ripercorsa la lunga carriera della Lazzarini, mostrando alcune immagini di repertorio in particolare tratte da Elvira o la passione teatrale e da altri spettacoli in cui fu diretta da Giorgio Strehler. Gli spettatori appassionati presenti in sala quella sera hanno potuto vedere l’attrice commuoversi di fronte a quelle immagini, per poi sentirla affermare di essere “felice di aver vissuto questa vita”. La nostalgia però non trova troppo spazio nelle parole di una persona che ancora nutre lo stesso amore per la sua arte e che conosce la complessità sempre maggiore di un mondo, quello del teatro, che è mutato molto da quel 1986. “Noi abbiamo avuto grandi maestri” afferma la Lazzarini, “oggi forse mancano dei punti di riferimento. Si è tutto un po’ diluito. Anche io avrei difficoltà perché non c’è più repertorio”. Con la sensibilità e l’intelligenza che l’hanno sempre contraddistinta nelle sue interpretazioni, l’attrice risponde a chi contesta che oggi non ci sono più i grandi attori di una volta, sostenendo invece che “attori solidi, validi, ci siano ancora. Il problema per loro è riuscire a scegliere le cose giuste da fare. Non è semplice oggi. Ai miei tempi uno spettacolo stava in scena per mesi, oggi al massimo si fanno una settimana di repliche. Anche il pubblico dovrebbe avere un po’ più di tempo per pensare e scegliere cosa andare a vedere”. Fra tutti gli insegnamenti del maestro Strehler, Giulia ricorda invece l’indicazione di recitare “leggeri”, senza marcare troppo le intenzioni del personaggio, ma cercando di avvicinarsi con sensibilità alla verità del suo sentimento.

Di fronte a Giulia Lazzarini, alla sua lucidità e alla generosità straripante con la quale ripercorre la propria carriera e riflette sul teatro che cambia, abbiamo la consapevolezza che i mutamenti, per quanto complessi e a volte traumatici, testimoniano che la grande arte teatrale subisce forse più di ogni altra le “intemperie” del tempo che passa, ma finché le persone si riuniranno intorno a un attore o a un’attrice, di certo il teatro non cesserà di esistere in tutta la sua bellezza e necessità.

Diplomato in regia all’Accademia d’Arte Drammatica Paolo grassi di Milano nel 2008, laureato in Scienze dello Spettacolo all’Università Statale di Milano con una tesi sulla pedagogia teatrale di Louis Jouvet. Ha sviluppato le sue ricerche sulla figura artistica dell’attore e regista francese durante una residenza al Conservatoire d’Art Dramatique di Parigi, dove Jouvet ha svolto la sua attività pedagogica.

Oltre all’attività registica e attoriale, insegna stabilmente presso Mohole, scuola di linguaggi creativi a Milano.

Ivan Taverniti

Diplomato in regia all’Accademia d’Arte Drammatica Paolo grassi di Milano nel 2008, laureato in Scienze dello Spettacolo all’Università Statale di Milano con una tesi sulla pedagogia teatrale di Louis Jouvet. Ha sviluppato le sue ricerche sulla figura artistica dell’attore e regista francese durante una residenza al Conservatoire d’Art Dramatique di Parigi, dove Jouvet ha svolto la sua attività pedagogica. Oltre all’attività registica e attoriale, insegna stabilmente presso Mohole, scuola di linguaggi creativi a Milano.

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