La lezione dell’antico

Osservando l’acquarello in copertina

Auguste Rodin (Parigi 1840 – Meudon 1917)

Gli antichi Greci, nostri antenati andavano a teatro non per svago o per restare ammaliati, non per vedere “che cosa” aveva da raccontare il mito, ma per conoscere “come” l’autore (Eschilo, Sofocle, Euripide) lo aveva sentito e interpretato, insomma per cogliere un punto di vista altro e farsene uno proprio che aiutasse a comprendere un po’ della realtà e a dipanare il mistero della vita.
Qui, il nostro “contemporaneo” Rodin – pittore, scultore, genio – ci chiama in causa incantandoci con una figura delle sue “danzatrici” , emblematica, a mio giudizio, del pathos teatrale.
Dalla sua rilettura degli antichi, Rodin prende a prestito l’immagine del peplo schermo e contrappunto, a un tempo, della figura umana.
L’exploit non può non richiamare la Nike di Paionios (Olimpia, Museo), che porta alle estreme conseguenze le possibilità pittoriche e coloristiche della scultura di Fidia, velificans sua manu per raccogliere nel panneggio un vento che si consegna alle nostre narici, ancora fresco e audace dopo 2500 anni, destando la nostra attenzione e chiamandoci in causa a meglio osservare.
Rodin, però, nel suo disegno rilegge la funzione del panneggio e trasforma la trasparenza, sapientemente creata ad acquarello, in una quinta che anticipa lo svelamento di una figura forte e piena di energia, tutta rattenuta, dalla punta dei piedi, al mento, al capo, alle braccia tese di un corpo pronto a slanciarsi sulla scena portandovi, dopo averlo quasi assorbito dal terreno su cui è inginocchiato, il senso stesso della vita.
Come nel teatro, anche qui, ad opera dell’artista, la rilettura degli Antichi e il rispetto dei Maestri, l’osservazione della realtà, il lavoro religiosamente svolto ogni giorno, il mestiere coltivato con passione arriva a creare il gesto paradigmatico e universale che accomuna chi lo compie e chi lo osserva in una relazione dialettica di utilità sociale che arte e teatro, a un tempo, hanno per l’Uomo.
Jacques Lecoq nell’articolo “Les gestes de la vie” in Le Theatre du geste, dice: “E’ attraverso l’osservazione della vita che acquistiamo la conoscenza dei gesti e delle loro derive in rapporto al gesto universale”. “Il gesto fisico che tende all’economia del movimento necessaria per compiere un dato atto è un linguaggio universale”.
Anche Rodin teorizza e compendia la sua lunga esperienza nel suo “Testamento” rivolto ai Giovani Artisti:

“Lavorate con accanimento […] Esercitatevi senza tregua. Dovete avvezzarvi al mestiere […] Giovani, siate veri. […] Accettate le critiche giuste. […] Non temete le critiche ingiuste. […] Non perdete il vostro tempo a stringere relazioni mondane o politiche. […] Amate appassionatamente la vostra missione. Non ne esiste una più bella. […] L’arte è anche una splendida lezione di sincerità. […]

Ah come la società si sbarazzerebbe degli errori
e delle brutture che allora riconoscerebbe,
e con quale rapidità la nostra terra
diverrebbe un Paradiso!”

Auguste Rodin

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