La zona d’ombra

Buongiorno cara redazione, ho scoperto la vostra pubblicazione e, giudicandola molto interessante, vi scrivo per presentare la nostra struttura e domandare se vi è possibile, e come, ospitare la nostra programmazione. Benché in ombra, noi facciamo teatro con passione”.

Ecco, appunto. C’è il problema delle zone d’ombra. E non lo dico come filosofo. O forse si, ma non importa il punto di vista particolare. Il fatto è che il problema è reale. Uno degli aspetti considerevoli dell’epoca della grande informazione, questo elaborato machiavellico di rimandi ipertestuali, è il rischio di cortocircuito. Eventualità minacciosa che incombe sul sistema stesso, nonché sulle persone. Sai che al Theatre 95 di Cergy, in Francia, danno Les fourberies de Scapin? No, non lo sapevo, però ieri sera ho visto uno spettacolo meraviglioso nel teatro dietro casa tua. Davvero c’è un teatro dietro casa mia? Davvero. Inauguriamo con voi la stagione 2014/15 ospitando nuove sale, a cui diamo il benvenuto su Foyer. Certo che vi accogliamo, è questo che facciamo. Ci attende una stagione ricca e non lo dico perché va detto e tutto il resto. Ci abbiamo lavorato perlustrandola approfonditamente, per accoglierla nelle nostre pagine – tante, questo mese. Quindi c’è una ragione se lo diciamo. Voci, sguardi, prospettive, punti di vista, suggestioni, approcci. Il teatro accompagna i passi in direzione di una graduale comprensione e chiarificazione a noi stessi della società e delle sue dinamiche, delle persone e dei loro rapporti, di temi più e meno grandi che non ci lasciano in pace. Foyer è scaturito dal desiderio che un numero sempre maggiore di cittadini possa essere e sentirsi parte attiva di un’interrogazione collettiva sovrastorica e lo faccia anche attraverso il teatro. Questa è la ragione per cui diffido delle zone d’ombra. Non c’è consapevolezza al buio, solo brancolamento. Si incespica. E poiché Foyer nasce nella nostra Milano, mi viene da pensare ai lampedée, lampionai addetti all’accensione, sparpagliati nelle strade cittadine. Così, un po’ per letteraria nostalgia, un po’ perché stiamo lavorando per illuminare e diventare un ponte tra il teatro e la città. Il ponte è l’unica opera architettonica davvero civile. Unisce le rive, avvicina le distanze, supera la rivalità.

Direttore responsabile.

Laureato in filosofia all’Università statale di Milano, ha una predilezione per la teoretica e l’epistemologia. Ma gli piacciono anche Homer Simpson e Peter Griffin, i quali sono, com’è noto, due fini pensatori nonché grandi interpreti della vita, già professionisti nella disciplina della caduta in piedi.

Ha lavorato come formatore e consulente nell’ambito delle risorse umane. Se leggere libri fosse un’attività pagata, potrebbe vivere di rendita. La professione di editore era un antico sogno e i sogni prendono polvere se non si realizzano.

Federico Niola

Direttore responsabile. Laureato in filosofia all’Università statale di Milano, ha una predilezione per la teoretica e l’epistemologia. Ma gli piacciono anche Homer Simpson e Peter Griffin, i quali sono, com’è noto, due fini pensatori nonché grandi interpreti della vita, già professionisti nella disciplina della caduta in piedi. Ha lavorato come formatore e consulente nell’ambito delle risorse umane. Se leggere libri fosse un’attività pagata, potrebbe vivere di rendita. La professione di editore era un antico sogno e i sogni prendono polvere se non si realizzano.

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