Inizio stagione

Teatro di una grande città, 1850 circa. Allo spettacolo ci si arriva in carrozza. Gli attori sono già in camerino.

Quando si alza il sipario, le candele della ribalta illuminano fiocamente la scena, lasciandola in penombra. La stessa che oscura la visione che gli attori, rivolti alla platea, hanno dal palco; a malapena scorgono la presenza di chi assiste dal loggione e dai palchi; qui qualcuno ha anche tirato la tenda, ha interrotto il dialogo con la messinscena e parlotta sottovoce con i vicini. Il teatro è vita sociale. Lo spettacolo finisce, ma come è andato? C’era pubblico? è rimasto fino alla fine? è stato un esaurito o un forno? Gli attori si struccano, si cambiano, escono; ma la piazza antistante la sala è già deserta. C’era pubblico? Si è fermato fino alla fine? L’unico modo per capirlo è sostare sulla piazza deserta. Perché la piazza un criterio lo offre. Forse non è visivo, non solo perlomeno. C’è un sentore… c’è un gran puzzo! Non ci si può nemmeno camminare. Sì! La piazza è un deserto di escrementi; i cavalli vi hanno sostato a lungo! Il teatro era pieno di gente e tutto il pubblico è rimasto fino alla fine. Ecco, quindi, la miglior benedizione per attori, tecnici e teatranti: “Tanta merda!”. Oggi a teatro non si va più in carrozza e le biciclette non sporcano; ma a fine spettacolo – ve lo dico da attore – fate un giro nei camerini e agli attori dite: «Bravi!». Per questo inizio stagione, che sia di buon auspicio, a tutte le produzioni e le compagnie che andranno in scena: merda, merda, merda!

Federico Niola

Direttore responsabile. Laureato in filosofia all’Università statale di Milano, ha una predilezione per la teoretica e l’epistemologia. Ma gli piacciono anche Homer Simpson e Peter Griffin, i quali sono, com’è noto, due fini pensatori nonché grandi interpreti della vita, già professionisti nella disciplina della caduta in piedi. Ha lavorato come formatore e consulente nell’ambito delle risorse umane. Se leggere libri fosse un’attività pagata, potrebbe vivere di rendita. La professione di editore era un antico sogno e i sogni prendono polvere se non si realizzano.

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