Buio in sala

Tempo fa, come spesso mi accade, desideravo passare una serata a teatro. Ho chiesto ad Internet di informarmi su cosa andasse in scena nella mia città. Internet sa sempre cosa succede nei teatri. Il chi, il cosa, il dove, il quando, il perché. Sa anche, poiché qualcuno glielo ha detto consegnandogli un criterio, quale spettacolo è migliore di un altro, più intelligente, più godibile, più divertente. Sa quale spettacolo ha ottenuto il miglior successo di critica, chi e cosa enfatizzare e chi lasciare sottotraccia.

Navigando mi rendevo conto che Internet sa tutte queste cose, ma io no; che me le prospettava nell’unico modo possibile e che per orientarmi bene avrei dovuto investire una quantità di tempo che non avevo. Pensavo anche, a margine, che hanno ragione quanti sostengono che la rete è un mare magnum di informazione sin troppo polverizzata e dispersa, un puzzle per arditi.
Sul finire dell’anno scorso, lunghe serate trascorse con Nicola Sisti Ajmone hanno plasmato Foyer. Stavamo pensando ad un’idea semplice che potesse trasformarsi in progetto concreto. Un indicatore, se volete. Un riferimento. Un contenitore, uno strumento, un antidoto alla dispersione.
Un progetto ambizioso nato tra le righe ancora troppo poco consultate di una Milano che di teatro ne produce molto e di qualità. Pensiamo che questa offerta debba essere valorizzata. Si può fare di più ed è per questo che costruiamo Foyer con il criterio principale dell’inclusione. Indipendentemente dalle dimensioni, dalla storia, dal prestigio e dalla notorietà, tutti i teatri troveranno sulle nostre pagine lo stesso spazio. Volevamo accogliere ed è ciò che abbiamo fatto e faremo sul nostro tabloid. Accogliere i teatri ma, naturalmente, anche e soprattutto il pubblico. Lo distribuiamo gratuitamente perché raggiunga tutti.
Per tornare alla mia esperienza di navigazione alla ricerca di uno spettacolo, e della tenacia che questa operazione implicava, mi rendevo conto che avrei preferito scegliere sfogliando un giornale e che avrei potuto farlo da casa, da un ufficio, in metropolitana o in qualunque altro posto. E che il 2 di aprile, per esempio, avrei saputo, in pochi attimi, che spettacolo fosse in scena il 22 giugno in uno dei teatri della mia città. Semplice, come segnarmi con largo anticipo in agenda quell’appuntamento, che non volevo perdere. Perché la parola detta in scena È volatile. Come nel mito le statue di Dedalo, che dovevano essere legate per evitare che fuggissero, svanisce appena pronunciata. E allora Foyer è pensato per essere conservato, letto e riletto, fino all’uscita del numero successivo.
Avrei usato un giornale così, se ci fosse stato.
Da quella genesi Foyer è diventato una realtà.
Do a tutti voi il benvenuto su questo primo numero.
Siamo appena nati e la nostra fisionomia è in divenire. La svilupperemo e definiremo sempre meglio lungo il percorso, arricchendola con passione per darvi uno strumento insostituibile.
Come Internet, Foyer sa cosa succede nei teatri. Ma, a differenza della rete, vi regalerà tempo. Tempo per ispirarvi, lasciarvi intrigare, solleticare la vostra curiosità.
Questo numero copre il trimestre di chiusura della stagione ma possiamo dirvi sin d’ora che siamo già al lavoro per garantire al più presto possibile una periodicità mensile, a vantaggio della consultazione. E che estenderemo i nostri orizzonti geografici e strutturali.
Coltiviamo un progetto ambizioso: diventare il punto di riferimento dello spettacolo dal vivo milanese, tanto per cominciare.
Sempre liberi, sempre gratuiti e sempre più capillarmente distribuiti.
Un ringraziamento alle strutture teatrali, che ci hanno capiti e apprezzati fornendoci la loro collaborazione per questo primo numero, è dovuto. Un vivo ringraziamento va ad Antonio Rezza e Flavia Mastrella, che ospitiamo per inaugurare la rubrica Applausi. Vi piacerà. Non avremmo potuto sperare in un battesimo migliore.
Buona lettura, dunque. Vi diamo appuntamento a teatro.

Direttore responsabile.

Laureato in filosofia all’Università statale di Milano, ha una predilezione per la teoretica e l’epistemologia. Ma gli piacciono anche Homer Simpson e Peter Griffin, i quali sono, com’è noto, due fini pensatori nonché grandi interpreti della vita, già professionisti nella disciplina della caduta in piedi.

Ha lavorato come formatore e consulente nell’ambito delle risorse umane. Se leggere libri fosse un’attività pagata, potrebbe vivere di rendita. La professione di editore era un antico sogno e i sogni prendono polvere se non si realizzano.

Federico Niola

Direttore responsabile. Laureato in filosofia all’Università statale di Milano, ha una predilezione per la teoretica e l’epistemologia. Ma gli piacciono anche Homer Simpson e Peter Griffin, i quali sono, com’è noto, due fini pensatori nonché grandi interpreti della vita, già professionisti nella disciplina della caduta in piedi. Ha lavorato come formatore e consulente nell’ambito delle risorse umane. Se leggere libri fosse un’attività pagata, potrebbe vivere di rendita. La professione di editore era un antico sogno e i sogni prendono polvere se non si realizzano.

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